Terapie somatiche non ivasive

Terapie somatiche non invasive in ambito psichiatrico

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Si parla sempre di più di terapie somatiche non invasive in ambito psichiatrico. Questi approcci si caratterizzano appunto per essere:

  • Somatici: attraverso specifici principi fisici e fisiologici modulano concretamente l’attività cerebrale
  • Non farmacologici: si tratta infatti di interventi fisici e non mediati dall’azione chimica di una qualche molecola
  • Non invasivi: si tratta di interventi esterni che non intaccano in nessun modo l’integrità del corpo, ne arrecano danni strutturali.

Le terapie somatiche non invasive rappresentano un campo di crescente interesse in ambito psichiatrico e le aree di applicazione sono in continua espansione.

La ricerca è attualmente finalizzata alla valutazione dell’efficacia, della sicurezza e della tollerabilità di queste tecniche in diversi ambiti.

Ad oggi l’evidenza scientifica non consente di fornire raccomandazioni di efficacia definitiva, ma solo indicazioni di efficacia probabile, poiché gli studi su questi presunti effetti terapeutici sono stati condotti per lo più su scala ridotta e su popolazioni molto eterogenee, dando risultati a volte contrastanti.

Ne consegue che per il momento le terapie somatiche non invasive vengono usate in potenziamento alle terapie standard.

Vediamo nel dettaglio i diversi tipi di approcci.

Terapie somatiche non ivasive

Terapia della luce

1. Di cosa si tratta?

Nell’uomo quasi tutte le funzioni fisiologiche e comportamentali, come il sonno e la veglia, la fame, i picchi ormonali e le funzioni sessuali, hanno un andamento ritmico.

La luce rappresenta il principale sincronizzatore di questi ritmi, definiti circadiani. Lo stimolo luminoso accede al sistema nervoso centrale attraverso gli occhi, grazie al nervo ottico giunge all’ipotalamo, che regola la produzione di serotonina e di cortisolo, e all’epifisi, che regola la produzione di melatonina.

In funzione della luce, si modifica il picco della melatonina: di giorno è bloccata perché la luce, attraverso gli occhi, inibisce i centri nervosi che la sintetizzano; al buio questa inibizione cessa e i livelli di melatonina aumentano inducendo un senso di stanchezza, una diminuzione della pressione e un abbassamento della temperatura che predispongono l’organismo al sonno.

In questo modo, si conserva quella ciclicità che ci fa sentire bene.

Se questa ciclicità viene persa, si determinano dei disturbi che possono causare sofferenza e scadimento della qualità di vita. Alcuni disturbi psichiatrici, in primis i disturbi dell’umore (depressione maggiore ricorrente e disturbo bipolare) sembrano essere legati ad alterazioni dei ritmi circadiani.

Su questi presupposti fisiologici si basa la terapia della luce, che sfrutta la sua capacità naturale di regolarizzare i ritmi circadiani e di conseguenza una serie di funzioni del nostro organismo indispensabili per mantenere un buon equilibrio fisico e psicologico come il sonno, l’appetito, il tono dell’umore e il desiderio sessuale.

I risultati terapeutici sono ampiamente documentati a livello scientifico da molti studi. Gli effetti non sono stati misurati solo in termini di miglioramento soggettivo del tono dell’umore, ma anche attraverso la misurazione di parametri biologici come i livelli di cortisolo, melatonina e di determinate funzioni del sistema serotoninergico.

2. Come si “somministra”

Consiste nell’esposizione ad una luce filtrata di intensità pari a 10.000 lux emessa da una particolare lampada. La luce a cui si viene esposti assomiglia a quella di una giornata di sole, risultando quindi gradevole.

E’ ben tollerata dall’occhio ed è priva di raggi ultravioletti o infrarossi che potrebbero arrecare danni alla retina.

Durante il trattamento è necessario sedersi a circa 50-70 cm dalla fonte luminosa ed è indispensabile tenere gli occhi aperti ma non è necessario guardare la lampada (è possibile leggere, studiare, sfogliare una rivista).

Dopo la terapia si raccomanda inoltre di rimanere attivi nel corso della giornata e di non dormire.

Il trattamento è di 30 minuti al giorno, la durata in media va dalle 2 alle 4 settimane. Viene somministrata al risveglio o ad un orario fisso stabilito dal medico sulla base del cronotipo.

3. Aree di interesse

La terapia della luce, nata da oltre 20 anni come trattamento della fase depressiva del disturbo affettivo stagionale, è oggi una delle più valide terapie somatiche non ivasive. Viene spesso come potenziamento alla terapia farmacologica, per diverse condizioni patologiche tra cui:

  • Depressione maggiore
  • Depressione in gravidanza
  • Disturbi del sonno e del ritmo circadiano
  • Demenza e alterazione del ritmo sonno-veglia
  • Disturbo ossessivo– compulsivo
  • Sindrome premestruale

Al di fuori del contesto clinico, si possono giovare della terapia della luce le persone con jet leg da viaggi intercontinentali, con alterazioni del ritmo sonno veglia da lavoro notturno e, più in generale, con difficoltà di riposo notturno.

4. In conclusione

La terapia della luce è un approccio economico, con documentate basi fisiopatologiche e certa efficacia. Viene somministrata in regime ambulatoriale o anche a domicilio e ha rarissimi effetti collaterali (rari casi di ipomania in soggetti bipolari). Lo svantaggio principale è la ncessità di rispettare accuratamente i protocolli e quindi è necessaria un’ottima compliance.


TDCS

1. Di cosa si tratta?

La stimolazione elettrica transcranica diretta (tDCS) è una dellle terapie somatiche non invasive che utilizza un anodo e un catodo collegati ad uno stimolatore esterno; si generano correnti deboli che passano attraverso lo scalpo e agiscono su un’area target.

Queste correnti generano un campo elettrico che modula l’attività neuronale attraverso una modificazione della permeabilità di membrana. In particolare, diversi studi hanno dimostrato che l’applicazione della tDCS anodica aumenta l’attività dei neuroni nell’area stimolata, mentre la tDCS catodica ha l’effetto opposto.

La tDCS può indurre variazioni del potenziale di membrana a riposo e conseguentemente variazioni di efficacia sinaptica. Potenziando o depotenziando alcuni circuiti cerebrali (motori o cognitivi), produce dei cambiamenti funzionali prolungati nella corteccia cerebrale e favorisce l’induzione di fenomeni di neuroplasticità.

2. Come si “somministra”

La tDCS tecnicamente consiste nell’applicazione di deboli correnti elettriche di 1-2 mA attraverso due elettrodi (un anodo e un cadoto) che si applicano direttamente sullo scalpo.

Il posizionamento degli elettrodi varia in funzione del quadro da trattare essendo le aree cerebrali coinvolte specifiche per ogni patologia. Oltre alla posizione, gli aspetti da considerare sono la direzione del flusso di corrente e la distanza tra gli elettrodi. Questi elementi determinano l’effetto finale.

La durata della seduta giornaliera di stimolazione varia da 10 a 20 minuti e viene ripetuta 5 volte alla settimana, per un massimo di 20 sessioni complessive.

La tDCS è una tecnica che non necessita di sedazione né di restrizioni per la guida.

Si tratta di una tecnica sicura priva di effetti collaterali, eccezion fatta per una sensazione di formicolio durante la stimolazione, un’eventuale reazione cutanea (bruciore o arrossamento) in corrispondenza degli elettrodi, ed eventuali nausea e mal di testa transitori dopo la stimolazione.

Non sono mai state segnalate crisi epilettiche, tuttavia sono solitamente esclusi dal trattamento pazienti che presentano storia personale o familiare di epilessia.

3. Aree di interesse

Sebbene l’evidenza scientifica attuale non consenta di fornire raccomandazioni di efficacia definitiva in alcuna patologia, esistono indicazioni di probabile efficacia per l’utilizzo della tDCS come terapia di potenziamento al trattamento standard nei confronti di diversi quadri psicopatologici.

Ad oggi la tDCS viene utilizzata nelle seguenti aree:

  • Depressione maggiore
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Malattia di Parkinson
  • Potenziamento cognitivo

4. In conclusione

La tDCS è una tecnica semplice, sicura, economica e replicabile in diversi contesti terapeutici. Tuttavia è caratterizzata da una moderata precisione verso la zona target e necessita di ulteriori studi volti ad attestarne l’efficacia.


TMS

1. Di cosa si tratta

La stimolazione magnetica transcranica (TMS) fu introdotta a metà anni ’80. È una tecnica non invasiva che permette di stimolare o inibire la corteccia cerebrale.

Un macchinario genera un impulso magnetico che viene poi somministrato attraverso dei potenti magneti in prossimità della cute.

L’impulso magnetico attraversa senza dispersione ed in modo pressoché indolore lo scalpo, l’osso della scatola cranica, fino a raggiungere il cervello.

Per la legge dell’induzione elettromagnetica di Faraday, così l’impulso magnetico della TMS è in grado di indurre un flusso di corrente elettrica sul tessuto cerebrale quando lo raggiunge.

Il flusso elettrico determina a questo punto un’attivazione dei neuroni della zona interessata.

Il risultato netto della TMS è una rimodulazione transitoria e locale dell’attività cerebrale e, quindi, dei processi di elaborazione che sono svolti dall’area cerebrale interessata dalla stimolazione.

2. Come si “somministra”

Mentre la TMS a singolo impulso è utilizzata in campo diagnostico in ambito neurologico, la stimolazione ripetitiva (rTMS) viene utilizzata come approccio terapeutico.

Il macchinario consiste in un dispositivo simile nell’aspetto a quella usata per le radiografie dal dentista che si avvale di un braccio che si posa sulla testa del paziente in corrispondenza della corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra.

Il soggetto sottoposto a rTMS è seduto su una poltrona. La zona di stimolazione varia in funzione del quadro da trattare e viene identificato in maniera specifica mediante neuro-navigatore. Esso permette di guidare il posizionamento del coil stimolante visualizzando in presa diretta la direzione di propagazione del campo magnetico e l’area cerebrale bersaglio.

Una volta identificato il giusto posizionamento, il soggetto viene mantenuto in posizione fissa, ed inizia così la stimolazione.

La procedura di rTMS ha una durata massima di 30 minuti e provoca solo un minimo fastidio passeggero nella zona del cranio che viene stimolata.

La durata e il numero di sedute varia in funzione del quadro psicopatologico ed in media consiste in una stimolazione al giorno per 2-4 settimane.

La TMS è una tecnica che non necessita di sedazione né di restrizioni per la guida.

L’effetto collaterale più comune è lieve e transitoria cefalea muscolo-tensiva.

L’effetto collaterale più grave associato è la possibilità che si manifestino convulsioni, pertanto è importante la somministrazione in un ambiente medico adeguato a gestire tale eventualità.

3. Aree di interesse

È possibile adottare la rTMS in ambito psichiatrico per trattare:

  • Depressione maggiore
  • Depressione post-partum
  • Sintomi psicotici negativi
  • Allucinazioni uditive
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo
  • Dipendenza da cocaina
  • Alcolismo
  • Riabilitazione cognitiva

4. In conclusione

In conclusione la rTMS è caratterizzata da un’ottima precisione di stimolazione grazie alla neuronavigazione e alle poche dispersioni. I limiti principali, che la differenziano dalle altre terapie somatiche non invasive, sono invece rappresentati dall’alto costo del macchinario e dalla necessità di somministrazione in ambiente medico, visto il rischio di convulsioni. Infine va segnalato che, essendo i campi magnetici poco penetranti, la stimolazione è per lo più limitata ai tessuti più esterni.

Terapie somatiche non invasive in sintesi

Le terapie somatiche non invasive rappresentano un approccio terapeutico promettente caratterizzato da bassissimi effetti collaterali.

Ad oggi l’efficacia di tali approcci deve ancora essere confermata da rigorosi studi scientifici su adeguati campioni e con giusti periodi di follow-up. Pertanto attualmente rappresentano strategie di potenziamento alle terapie standard.

Le aree di applicabilità delle terapie somatiche non invasive sono innumerevoli e tra i quadri che traggono maggior beneficio vi sono i disturbi dell’umore, il potenziamento cognitivo, il disturbo ossessivo-compulsivo e le dipendenze.

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